[di Emma Amarilli Ascoli]
L’anno ecclesiastico che ci attende sia un anno senza la paura di trasformarci, perché sappiamo che trasformarsi non significa perdere ciò che siamo, ma continuare a essere una Chiesa viva, fedele all’Evangelo e capace di parlare al presente.
«Non occorre sperare per intraprendere, né riuscire per perseverare».
È una citazione di Guglielmo I d’Orange, inserita nel discorso del neo-eletto moderatore William Jourdan e diventata uno dei passaggi centrali del suo intervento. Ed è proprio da queste parole che voglio partire per raccontarvi le mie impressioni sul Sinodo 2026.
Sono stati molti i temi importanti affrontati durante questo Sinodo: dalla situazione in Palestina ai CPR, dalla condizione delle persone migranti alla riflessione su questi 35 anni di 8 per mille, dalle tematiche LGBTQIA+, con l’approvazione di due atti, a un ampio dibattito sulla presenza delle persone giovani nelle nostre Chiese, fino alla consapevolezza che diaconia e predicazione sono due dimensioni inseparabili della nostra teologia, e non due aspetti distinti.
Con piacere abbiamo notato come quest’anno molte più Chiese abbiano scelto di inviare deputati e deputate giovani al Sinodo. Abbiamo inoltre riaccolto la deputazione della FGEI, nella persona del suo rappresentante Marcoantonio Pascale, della chiesa battista di Conversano.
Proprio sul ruolo delle giovani generazioni nelle nostre Chiese si è espresso, durante le discussioni sinodali, anche il nuovo membro della Tavola, il pastore Davide Ollearo, che ci ha ricordato che non dobbiamo guardare alle nostre Chiese per compartimenti stagni: «i giovani – ha detto – non sono il futuro delle nostre Chiese, sono il nostro loro presente.» Così come lo sono le bambine e i bambini, le persone adulte e le persone anziane, siamo tutte e tutti il presente delle nostre Chiese, ciascuna e ciascuno con i propri doni, le proprie esperienze e la propria capacità di contribuire alla vita della comunità. Non dobbiamo quindi – aggiungo io – aspettare che le nuove generazioni diventino come quelle attuali, né chiedere loro di adeguarsi ai modelli esistenti, dobbiamo piuttosto avere la capacità di accogliere i cambiamenti, ascoltare le domande e lasciare che le nostre Chiese si trasformino.
Interessante, a questo proposito, il lavoro che si sta portando avanti nel nostro Distretto, nel X Circuito a Firenze, attraverso un progetto video dedicato al Padre Nostro. Un lavoro che sarà presto disponibile online e che potrà essere un ulteriore strumento per riflettere e condividere la fede anche attraverso linguaggi nuovi.
Sempre nella prospettiva di una Chiesa che sappia guardare alle giovani generazioni come protagoniste del presente, si rinnova l’invito a sostenere e a diffondere l’APE Summer Tour – «Ascoltare Per Esserci», così come i diversi progetti LINFA, che si inseriscono nel più ampio percorso di «Essere Chiesa insieme» e, in generale, alle attività della FGEI.
Accanto a queste iniziative, è importante ricordare anche i campi proposti dal SIE, dedicati alla formazione di monitrici e monitori: occasioni preziose non soltanto per acquisire competenze, ma anche per costruire relazioni, creare comunità e investire concretamente nelle persone che accompagnano bambine, bambini e giovani nelle nostre Chiese.
Ma veniamo alle attese riflessioni e deliberazioni sulla riforma dei Distretti e dei Circuiti: la Commissione ad referendum, ha raccolto tutte le relazioni e ha presentato un resoconto che integrasse quanto emerso dal percorso di sperimentazione nei territori, rielaborando la proposta alla luce del confronto con i Consigli di Circuito e le Commissioni esecutive distrettuali, presentando al Sinodo una nuova proposta. Tra gli orientamenti già individuati, alcuni riguardano più direttamente la vita dei Circuiti:
Sono stati inoltre ipotizzati alcuni correttivi nella composizione, per garantire una rappresentanza più equilibrata delle diverse realtà: un massimo di un o una iscritta a ruolo per ogni chiesa, un rappresentante per ciascuna chiesa non già presente nel Consiglio e una rappresentanza delle predicatrici e dei predicatori locali.
Un altro elemento interessante riguarda la cosiddetta solidarietà pastorale: l’assegnazione di pastori e pastore al Circuito, già prevista per le chiese metodiste, viene proposta in estensione anche alle chiese valdesi.
Resta invece ancora aperta e da approfondire la questione della struttura distrettuale, per la quale il Sinodo ha ritenuto necessario un ulteriore anno di sperimentazione (ATTO 45/Si/2026) , confermando la validità di alcuni principi della cosiddetta «riforma funzionale», ma chiedendo la risoluzione di alcune criticità ancora da esaminare prima di arrivare a una proposta definitiva da sottoporre alla Commissione Discipline.
Ancora un anno di sperimentazione anche per il «Sinodo breve» che però sembra stia maturando e trovando una sua struttura.
Infine, per quanto riguarda il mandato (Atto 28 CDIII*) che la nostra CDIII aveva chiesto di sottoporre al sinodo sulla crisi vocazionale e dei cambiamenti nelle condizioni sociali e lavorative, su una rinnovata comprensione delle forme di servizio e ministero nella Chiesa, dopo aver ascoltato le riflessioni dell’UPS (Unione Predicatori Locali) e dell’AIR (Assemblea Iscritti/e al Ruolo) si è ritenuto che questo mandato avesse trovato un primo compimento nell’atto presentato (e poi approvato ATTO 54/Si/2026**) dal’AIR stessa a promozione e sostegno delle vocazioni ai ministeri pastorale e diaconale, sull’articolazione dei percorsi formativi e, soprattutto, sulla necessità di definire meglio profilo, competenze e formazione del diaconato, anche alla luce delle esperienze della nostra Chiesa nell’area rioplatense e delle Chiese sorelle all’estero. Il Sinodo ha quindi invitato la Tavola, il Consiglio della Facoltà Valdese di Teologia, la Commissione ministeri e la Segreteria dell’AIR a proseguire questa riflessione, con l’obiettivo di arrivare alla prossima sessione sinodale con possibili proposte di riforma.
E allora, tornando alle parole da cui sono partita, «non occorre sperare per intraprendere, né riuscire per perseverare»: credo che questo possa essere anche il filo conduttore con cui guardare all’anno ecclesiastico che ci attende.
Un anno nel quale non ci viene chiesto di avere già tutte le risposte, né di sapere esattamente dove ci porteranno le sperimentazioni che abbiamo avviato.
Che sia un anno in cui non abbiamo paura di trasformarci, perché sappiamo che trasformarsi non significa perdere ciò che siamo, ma continuare a essere una Chiesa viva, fedele all’Evangelo e capace di parlare al presente.
Buon cammino a tutte e tutti.
Emma Amarilli Ascoli
[immagine tratta da Riforma.it]